Scritto da Redazione in Giustizia, Hockey news | 0 Commenti
Giustizia. Tre mesi. Perché? Non te lo dico!
Va bene la privacy, va bene salvaguardare il diritto alla riservatezza e alla tutela dei dati sensibili, ma quando si eccede non solo si viola il diritto di cronaca, ma anche quello della difesa.
Roberto Maxia è stato sospeso dalla commissione unica d’appello per? … vi chiederete.
Bella domanda. La risposta è “omissis omissis”. Beh tre mesi per omissis, omissis incuriosiscono. La prima cosa che ho pensato è stato: si tratta di un “positivo eccesso di privacy” a tutela dell’interessato. Infatti devo dire che analogo trattamento è stato riservato ad altri due tesserati Andrea Sirigu e Naresh Sharma. Poi riflettendo meglio ho capito che i tre, a mio giudizio, hanno pagato le aggravanti generiche. Per Maxia sono evidenti, per Andrea, altrettanto. Davanti al cognome Sirigu a qualcuno viene l’orticaria. Per Naresh la butto lì. È stato un mio giocatore nel campionato di A2 2002/3.
A questo punto ho capito che le tutele non c’entravano nulla. Così ho indagato sulla sospensione trimestrale dell’ex consigliere federale Roberto Maxia e poi fiero oppositore del presidente pro-tempore.
I fatti risalgono al derby di A1 femminile fra Amsicora e Ferrini (2-3; Mameli, Peretti e Alacid per le rossoblù, Garcia Leon e Mereu per le cugine) giocato il 14 novembre. Partita sentita come ogni derby. Molte le ex in campo e anche fra i dirigenti, gli arbitri, i raccattapalle, il pubblico, i passanti quasi tutti hanno vestito una o entrambe le storiche maglie dell’hockey cagliaritano.
Roberto Maxia è fra il pubblico. Non è mai stato tenero con gli arbitri. Per questo non lo assolvo, anzi. Tutti sanno, arbitri in primis, il mio stretto legame con il settore arbitrale. Però Maxia è sanguigno e, di fronte a quello che lui valuta un palese e marchiano errore, sbotta: “Alzati la maglietta e fai vedere che sotto hai una maglia verde!”. La maglia verde è quella delle cugine dell’Amsicora. L’arbitro, come molti cagliaritani, quella maglia la conosce bene, ma non è certo motivo valido per mettere in dubbio la sua buona fede.
Il verbale di gara finisce sul tavolo del giudice, che decide di trasmetterlo al procuratore federale.
Il procuratore legge il verbale e riceve le controdeduzioni del Maxia, che riconosce l’errore e dichiara senza infingimenti che la sua è stata una: “Frase, partigiana e faziosa, tipica di chi, come ve, vive i derby, con la società che fu di mio padre ed è di mio cognato, in modo abbastanza viscerale”.
Il p.m. della federazione propone 30 giorni. Una pena più che congrua, direi già molto pesante, per una frase dalla tribuna e colta con molto orecchio nel frastuono del tifo. La commissione unica d’appello invece “omissis omissis dispone a carico del tesserato la squalifica per novanta giorni”. Tre mesi.
Ora io mi chiedo e penso pure voi così come Roberto Maxia come si può ricorrere contro una motivazione “omissis omissis”? Visto che anche lui, e qua salta il discorso della privacy, ha ricevuto senza motivazioni lo stesso comunicato ufficiale. Che nel dubbio è sparito anche dal sito. Così la privacy, anzi la censura, è totale. La morale mi pare che sia: Beccati la squalifica e falla finita.
(reporter)


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