Scritto da Redazione in Cronaca | 3 Commenti
Lutto. In memoria del grande piccolo Osvaldo
Avevo promesso un piccolo omaggio al grande Osvaldo. Ripropongo la sua ultima intervista concessa ad HockeyLove.it nel settembre 2008. Già allora un uomo dimentcato dalla sua federazione. L’ho già scritto molte volte: un’organizzazione che non ha cura del suo passato è senza futuro. Lo ripeto in questo momento triste. L’augurio è che questo lutto serva a far riflettere chi sinora ha riflettuto solo sugli “affaracci” suoi. E tragga dalla lettura delle parole di Osvaldo Pensosi, dalla sua levità, dalla sua sincera passione occasione per riflettere.
PERSONAGGI. LE DOTI DEI BUONI ARBITRI. PREPARATI, AUTOREVOLI… PENSOSI
C’è un hockeista italiano che ha disputato 1365 partite in 30 anni di attività, senza contare l’indoor. Di queste 13 alle olimpiadi, 9 ai campionati del mondo, 11 agli europei. Con 71 presenze internazionali complessive. Chi è questo fenomeno? Osvaldo Pensosi, classe 1924, segno del capricorno, giorno di nascita: 4. Arbitro internazionale dal 1968 al 1978, benemerito dal 1979, millesima partita il 31 ottobre 1981. Per chiudere la carriera, dal 28 aprile 1985 all’1 dicembre 2002, come dirigente arbitrale.
Questi sono solo alcuni dei freddi numeri e della date che hanno segnato il percorso hockeistico di questo piccolo grande arbitro. Eh sì, perché proprio dall’aggettivo “piccolo” parte la carriera hockeistica del nostro. Era il 1957, dopo un decennio di calcio ad alto livello nella sezione di Roma alla pari con calibri come Sbardella, D’Agostini e Dattilo, i primi due poi diventeranno internazionali e dirigenti della CAN, Osvaldo Pensosi, mutati i canoni, viene messo fuori quadro per l’altezza. Un collega d’ufficio, Rino Dal Buono uno dei grandi padri dell’hockey romano, lo convince ad avvicinarsi all’hockey. È subito amore.
“A Roma c’erano quattro squadre: Previdenza sociale, CUS Roma, Rugby Roma, dove giocava Antonio Triglia che fu poi il primo presidente della federazione, e il Convitto nazionale. A giugno ’57 divenni aspirante e concluso il corso l’allora responsabile del settore Zovato mi portò con Vasapolli, un altro romano, a Bologna dove, all’antistadio, feci da guardialinee a Tinti, che era già una celebrità”
- Guardialinee? “Sì guardialinee, eravamo due aggiunti, tanto per cominciare ad impratichirci con le regole in modo pratico, sul campo. Invece la prima trasferta effettiva la feci nella tua Genova, sempre con Vasapolli sul campo di Pontedecimo, quello sovrastato dal ponte della ferrovia”. I ricordi sono lucidi e precisi ma quando si dice: il destino! Tinti nel 1968 diresse la finale olimpica a Città del Messico e il suo “guardialinee” quasi quasi arbitrò quella del 1972 a Monaco. Come andarono realmente le cose” “Arrivai al villaggio olimpico che mi sembrava di essere in paradiso. Ballavo e gioivo in continuazione. Feci la semifinale con il francese Renaud, andò benissimo. Pensavo di avere la finale in tasca, poi il gioco delle designazioni mi tenne fuori”. C’è da dire che l’anno prima, nell’edizione d’esordio del Campionato del mondo a Barcellona Pensosi aveva diretto India-Pakistan in semifinale con l’argentino Horacio Servetto e poi la finale, Pakistan – Germania, con il belga Schwigatte. Ma quella di Monaco segnata purtroppo dall’attentato dei terroristi di Settembre nero, non fu l’unica olimpiade di Pensosi. Però mi ricorda un episodio che avevo dimenticato. “Dopo la finale, alla premiazione Il Pakistan rifiutò la medaglia!” . Nel 1976 l’arbitro romano tenne a battesimo la prima olimpiade su sintetico a Montreal.
- Quali furono le difficoltà sulla nuova superficie? “Non ho trovato difficoltà. Mi sono sempre preparato molto. Accadde lo stesso in precedenza per l’indoor. Allenamento e attenzione sono le caratteristiche che ti consentono di superare ogni problema”.
Dopo tante domande sul passato Pensosi, che ora vive a Verona dalla figlia, vuole tornare al presente: “Come è andata Gina a Pechino? Sul Corriere dello Sport non ho letto nulla”. Spiego che Gina Spitaleri ha fatto quattro partite ma nessuna finale. “Mi dispiace – esclama Pensosi – speravo potesse fare la finale, se lo meritava. Ah le designazioni!” Eh si caro Osvaldo, le designazioni…. Poi s’informa su raduno degli arbitri. “A Riccione, ah”. Solo un’esclamazione, nessun commento. “Salutami gli amici. Grazie di tutto, a presto!”
Grazie a te Osvaldo, per la tua umanità il tuo buon senso il tuo rigore, grazie per avere tenuto alto l’onore d’Italia sui campi del mondo. Grazie e scusa, perché quelli bravi come te forse non ce li meritiamo se non siamo neppure capaci onorarli come meritano.
(reporter)


Gatto Sports
Buonasera, sono il nipote veronese di Osvaldo. Vorrei ringraziarla per questo bellissimo omaggio a mio nonno. L’hockey è stata la grande passione della sua vita e il ricordo di partite e risultati lo hanno accompagnato fino alla fine. Mancheranno a tutti noi i suoi racconti, sempre pieni di entusiasmo verso questo sport.
Grazie ancora per le belle parole da parte di tutta la famiglia.
Un saluto
Daniele
Nn e’ mai trascorso giorno in cui mio nonno Osvaldo nn abbia parlato con entusiasmo del suo sport, i racconti si sono tramandati dalle figlie a noi nipoti ed in fine ai bis nipoti.Grazie per averci dato conferma di quanto quel piccolo grande uomo fosse stato importante, adesso ho la certezza che anche se lui nn sara’ piu’ qui’ a raccontarlo, le generazioni future beneficeranno comunque di tanta storia.Grazie ancora di vero cuore. Silvia
Cari Silvana e Daniele,
ho avuto la fortuna di conoscere vostro nonno da giocatore, allenatore, poi come collega e infine nella mia veste professionale di giornalista. Ricordo ancora quell’intervista (telefonica) di 4 anni fa. Il suo sincero candore, in un mondo che al di là dei proclami, ne conserva sempre meno. Però io, come lui, voglio credere ancora alla pulizia e alla sobrietà di uno sport come il suo e il mio fatto di piccole grandi cose. Siate fieri di lui. Noi lo serberemo nei nostri cuori. Mi dispiace solo che pochi si siamo manifestati in modo pubblico, anche se molti lo hanno fatto con me su Facebook e con e-mail private, quasi che il mio piccolissimo omaggio mi avesse portato ad essere il suo interprete. Non mi arrogo tanto diritto. Per cui indirizzo a voi il saluto e l’omaggio di tanti hockeisti che lo hanno ricordato con me e spero, anzi sono sicuro, che la federazione abbia già porto le sue condoglianze e stia ipotizzando il modo degno per ricordarlo in permanenza.